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MONT BLANC – Val Ferret – 19 luglio/25 agosto 2014

LES MAISONS DE JUDITH

Les Maisons de Judith - ph. Giancarlo Gardin

Le baite, la neve, il granito, i cristalli di quarzo fanno parte del DNA che ho ereditato da generazioni di gente di montagna e di guide alpine. Un passo alla volta verso la vetta. Silenzio, gioia,  entusiasmo e stanchezza, la discesa verso casa, il riposo.
Quando alzo lo sguardo mi soffermo sulla montagna che appare tra terra e immensità: il Monte Bianco. Le nuvole sembrano attratte dalle pareti di granito e ghiaccio, dove l’Artista invisibile ha manifestato forme maestose, dove inizia la danza di cirri e nembi. Talvolta si addensano per stendere un grande manto bianco, per abbagliarci o risplendere nel plenilunio.
Ai piedi della montagna, due baite raccontano l’amore di mia madre per le tradizioni valdostane e il rispetto verso la natura.
La mia passione per l’arte contemporanea ha richiamato  artisti straordinari, felici di onorare con professionalità, umiltà e creatività il Monte Bianco, i suoi ghiacciai, pietre e alberi della Val Ferret. Sono stata commossa dalla loro generosità e amicizia.
Nell’incontro tramato da un destino in sintonia tra arte e natura, desidero ringraziare tutte le persone che hanno collaborato a realizzare questo sogno.
Glorianda Cipolla

Le baite, la neve, il granito, i cristalli di quarzo fanno parte del DNA che ho ereditato da generazioni di gente di montagna e di guide alpine. Un passo alla volta verso la vetta. Silenzio, gioia,  entusiasmo e stanchezza, la discesa verso casa, il riposo.

Quando alzo lo sguardo mi soffermo sulla montagna che appare tra terra e immensità: il Monte Bianco. Le nuvole sembrano attratte dalle pareti di granito e ghiaccio, dove l’Artista invisibile ha manifestato forme maestose, dove inizia la danza di cirri e nembi. Talvolta si addensano per stendere un grande manto bianco, per abbagliarci o risplendere nel plenilunio.

Ai piedi della montagna, due baite raccontano l’amore di mia madre per le tradizioni valdostane e il rispetto verso la natura.

La mia passione per l’arte contemporanea ha richiamato  artisti straordinari, felici di onorare con professionalità, umiltà e creatività il Monte Bianco, i suoi ghiacciai, pietre e alberi della Val Ferret. Sono stata commossa dalla loro generosità e amicizia.

Nell’incontro tramato da un destino in sintonia tra arte e natura, desidero ringraziare tutte le persone che hanno collaborato a realizzare questo sogno.

Glorianda Cipolla

David Tremlett - 45° 50’ 36.38 “N 7° 00’ 46.96 “E - 2014

David Tremlett - 45° 50’ 36.38 “N 7° 00’ 46.96 “E - 2014

Richard Nonas - Bones - 2014

Richard Nonas - Bones - 2014

Francesco Jodice, Mont Blanc Just Things, #002, 2014

Francesco Jodice, Mont Blanc Just Things, #002, 2014

Patrizia Carrano - Albero della gratitudine

Patrizia Carrano - Albero della gratitudine

Giuliana Cuneaz - Les Manteillons du Mont Blanc

Giuliana Cuneaz - Les Manteillons du Mont Blanc

A Guided Walk to the Summit of Mont Blanc, 26 July 2009

A Guided Walk to the Summit of Mont Blanc, 26 July 2009

Locandina dell'esposizione

Locandina dell'esposizione

MONT BLANC – Arte contemporanea in Val Ferret

MARINA MOJANA

Fotografate da Giancarlo Gardin per Taschen, Les Maison de Judith, frazione Pra Sec (mt. 1623), in Val Ferret, sono due baite da fiaba lungo la Dora. Esistevano già alla fine dell’800 come fienili , poi Giuditta Glarey le acquistò, ristrutturandole con materiali originali e arredandole come un luogo dell’anima e della memoria. Cinquant’anni dopo si trasformano in un inedito spazio d’arte, per ospitare la mostra Mont Blanc, promossa dall’associazione culturale Art Mont Blanc, fondata da Glorianda Cipolla nel 2010.
Sono esposte video installazioni, fotografie, sculture e pitture murali di una decina di autori di fama internazionale, che hanno voluto dedicare una parte non occasionale del loro lavoro al massiccio più alto d’Europa, montagna sacra o piccolo Tibet, come lo chiamano gli sciamani.
Qui draghi era l’indicazione che spesso le antiche mappe riportavano negli spazi vuoti riferiti alle Alpi. Spaventose eppure affascinanti, erano considerate luoghi popolati da creature mostruose e malvagie. Si dovrà aspettare la fine del XVIII secolo, nell’età dei lumi, perché avvenga il primo tentativo di ascensione al Monte Bianco e altri anni ancora per la conquista della sua vetta, piatta e ventosa, da parte di Balmat e Paccard nel 1786. Poi seguirono le signore, prima la valligiana Marie Paradis e nel 1838 la contessa francese Henriette d’Angeville che, ricordando l’emozione provata in vetta scriverà: «Per un attimo credetti di assistere allo spettacolo della creazione, di vedere qualcosa che sorge dal grembo del caos».
È proprio questa forza magnetica che al contempo attrae, respinge e custodisce segreti nel suo ventre di ghiaccio, ad avere sedotto il fotografo napoletano Francesco Jodice (1967), uomo di mare che al Massiccio di granito alto 4810 metri dedica un nuovo ciclo di lavori, esposti accanto alle vedute aeree della Catena del Bianco del modenese Olivo Barbieri (1954) e al suo libro d’artista ALPS Geographies and People. Ma è anche lo spettacolo di un grande cono di cristallo lucente – come appariva il Bianco a Walter Bonatti dopo una tempesta di neve in quota – a spingere verso la sua cresta il land artist londinese Hamish Fulton (1946). Gli fa eco una Wall Test site specific dell’artista concettuale inglese David Tremlett (1945), nomade moderno, sempre in viaggio alla ricerca di schegge di esistenza da condividere con le persone incontrate nel suo cammino intorno al mondo.

In mostra altre opere sottolineano l’aspetto più magico e visionario della montagna: una video istallazione di ghiacci e cristalli virtuali, come mondi molecolari osservati con le nano tecnologie dalla valdostana Giuliana Cuneaz (1959); una serie di foto al Monte Bianco scattate dalla biellese Laura Pugno (1975) – vincitrice del Premio Cairo 2013 – che indaga il tema della visione attraverso il tatto. Nei suoi Taccuini di viaggio le superfici “toccate” sono pagine in caratteri Braille, sulle quali incolla la foto. Utilizzando la carta-vetro ripercorre la foto e cancella unicamente i punti in cui emergono i rilievi del Braille, portando via parti dell’immagine, ma nello stesso tempo facendo emergere punti di luce: essi ricordano il fuoco (la luce) che, secondo la teoria arcaica della visione, esisteva dentro l’occhio e che, uscendo, consentiva di “vedere”.

«L’attrazione dell’altitudine non sarebbe così grande se non fosse anche attrazione per il mistero» scriveva Gaston Rebuffat nel 1962 e le montagne da “maledette” – quali erano per gli abitanti dei villaggi schiacciati ai loro piedi – sono diventate “un giardino delle fate”. Così il milanese Edoardo Romagnoli (1952) propone una fotografia del Monte Bianco (cm 70 x 70) spaccata in due da un fulmine accecante. L’immagine, di grande impatto visivo, si è guadagnata la nomination nel Black and White Spider Awards 2014. Mentre la romagnola Silvia Camporesi (1973) realizza un libro d’artista fatto da sue fotografie al Bianco; sono pagine di immagini sulle quali è intervenuta con la tecnica del kirigami (taglio e piegatura della carta, come nei libi pop up per bambini), collocate poi in cornici a 90 gradi e posizionate negli angoli delle pareti. Anche la valdostana Chicco Margaroli (1962) presenta il Libro Ciclico – Palindromo del Freddo: un’evocazione quasi tattile delle Alpi, ottenuta con smerigliature su vetro e aggregazione di limo glaciale di epoca neolitica del ghiacciaio della Brenva.

Infine, posto all’esterno della baita, l’Albero della gratitudine della varesina Manuela Carrano invita lo spettatore a interagire con l’opera, che in modo poetico mostra la natura come medicamento dello spirito, mentre lo scultore americano Richard Nonas (1936) ha realizzato sul posto un’installazione ambientale di sassi, di cui racconta in queste pagine.

L’interno delle due baite è stato interamente ridisegnato e in parte foderato con Lo Drap – lo stesso tessuto delle divise delle guide alpine – realizzato su antichi telai e offerto per l’allestimento della mostra dalla ditta valdostana Valgrisa. La tessitura del Drap era un mestiere da uomini, perché i telai, in legno d’acero, erano molto pesanti. Il tessuto di lana di pecora presentava in origine poche varietà di bianco, grigio, nero, oppure la tinta “tannel”, colore del mosto dopo la spremitura. Era l’abbigliamento dei primi, eroici, alpinisti che sfidavano le nevi eterne passando le notti in quota avvolti nelle coperte, ascoltando l’urlo del vento, la voce del loro spirito e la gioia di essere vivi.
Per gli uomini moderni, definiti e circoscritti da cifre, velocità e rumori, le montagne sono ancora un mondo a parte, un mondo al di sopra del mondo?

Guardando la mostra si direbbe proprio di sì: il Monte Bianco è sempre da conquistare. Oggi si rivela attraverso gli artisti del terzo millennio, rivelandoli a loro stessi.

Hamish Fulton · RISPETTA LA MONTAGNA

CRISTALLI DEL MONTE BIANCO
collezione Eric Asselborn

invito Fulton
3 luglio – 26 settembre
Museo Transfrontaliero del Monte Bianco
Via Puchoz, 4  ——  COURMAYEUR
ORARIO:  11-12,30  — 16-19   chiuso lunedì
Entrata libera

A Courmayeur  il 3 luglio alle ore 18,  presso il Museo Transfrontaliero del Monte Bianco in Via Puchoz 4,  verrà inaugurata, dal Sindaco Fabrizia Derriard, la mostra di Hamish Fulton Rispetta la montagna e Cristalli del Monte Bianco Collezione Eric Asselborn alla presenza dell’artista e del collezionista.
La mostra, organizzata dal Comune di Courmayeur, é curata da Glorianda Cipolla, presidente dell’associazione culturale Art Mont Blanc di Courmayeur.
Nell’intento di richiamare l’attenzione di artisti e collezionisti sul massiccio del Monte Bianco e far diventare Courmayeur punto di riferimento del panorama artistico internazionale, la scorsa estate Art Mont Blanc ha invitato l’artista inglese di fama internazionale Hamish Fulton (Londra 1946 ), legato a Reinhold Messner, a scalare il Monte Bianco.
Fulton non è un pittore ed ama definirsi “walking artist”: la sua arte è “camminare”. Abbandonando i tradizionali mezzi espressivi delle arti figurative, egli si propone di comunicare in modo essenziale l’esperienza del camminare nella natura come gesto umano primario ed essenziale dell’uomo. Il rapporto ancestrale uomo-natura si perpetua nel camminare dal passato più remoto fino al presente e il camminare di fatto coincide con la vita stessa dell’uomo sulla terra. Si tratta di una realtà fondamentale in ogni tempo e in ogni momento, dalla preistoria ad oggi. Nel camminare sulla terra Fulton identifica la sua stessa esperienza umana, il percorso della sua vita come quello delle generazioni passate e future, delle civiltà e di tutto il genere umano. Dall’inseguire prede nelle foreste, dal condurre mandrie al pascolo al conquistare terre da coltivare, dalle migrazioni al commercio, l’uomo ha percorso la terra da sempre, traversato valli e fiumi, varcato foreste, conquistato montagne. Il camminare dunque non è un fatto contingente ma universale, che l’artista, avendone raggiunto la piena consapevolezza, ha il compito di comunicare. Comunicare non tramite la rappresentazione (che è sempre finzione, come diceva Picasso), o con una ricerca stilistica innovativa (non è la novità che lo interessa), o comunque con una qualche forma “materiale”, ma tramite la parola e l’immagine, coordinate in modo da coinvolgere in modo diretto e chiaro lo spettatore. Fulton scrive: «un’opera d’arte si può comprare, ma una camminata non si può vendere»; «camminare è la costante, il mezzo artistico è la variabile»; «No walk, no work».
La mostra comprende un grande wall text a parete, la fotografia in copia unica scattata sulla cima del Monte Bianco, alcune sculture e una quindicina di immagini fotografiche e ad acrilico, realizzate durante le sue camminate nei diversi continenti.

Accanto alle opere di Fulton il museo accoglierà un centinaio di rari e bellissimi cristalli di quarzo provenienti dal massiccio del Monte Bianco appartenenti al più importante collezionista del mondo di questi minerali, il francese Eric Asselborn. Verranno esposte anche tre famose fluoriti rosse, i quarzi fumé e quelli a torciglione, detti gwindels. La maggior parte di questi minerali sono esposti al pubblico per la prima volta. Essi son stati raccolti in quarant’anni di ricerche, estratti dai Cristallier in modo ecologico, a mano e con i soli strumenti dell’alpinista, così da preservarli dalla inevitabile distruzione per corrosione ad opera degli agenti atmosferici.
La passione per i cristalli è un altro modo di vivere la montagna, come l’alpinismo, lo sci e il trekking.

Cristalli 01 Cristalli 02
Italy 2010 PressB

Entre glace et neige. Processi e energie della natura

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Invito in formato PDF Scarica

St.Benin 01l

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St.Benin 19 l

The Snow Show

Anish Kapoor 02 70x50

Cal Guo-Qlang-Hadid 04 40x30

Osmo-Asymptote 01 30x25

Tatsuo-Ando 01 70x50

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The Snow Show – Architetture di ghiaccio

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© Lance Fung

“The Snow Show – Architetture di ghiaccio”, progetto ideato da Lance Fung, rivive ora in trentasei foto di Jeffery Debany, installate su tronchi di betulla. Un progetto che nel 2004 ha visto coinvolti artisti e architetti di fama mondiale nella realizzazione di strutture di ghiaccio, richiedendo la costanza di mesi di duro lavoro, la resistenza a temperature attorno ai -45°C e la consapevolezza dello scioglimento delle opere con il disgelo primaverile. Fung, che sara’ presente all’inaugurazione, ha aderito con entusiasmo alla proposta del presidente di Art Mont Blanc, Glorianda Cipolla, di mostrarne gli scatti in anteprima per gli amici di Courmayeur. Completeranno il quadro espositivo luci colorate e musiche di sottofondo con l’intento di far riassaporare la sensazione di una passeggiata in un bosco magico. Seguira’ un’installazione dell’artista Chicco Margaroli.
La mostra restera’ aperta fino al 6 marzo e gli orari d’apertura saranno dalle 11.00 alle 12.30  e dalle 16,30 alle 19,30.

Trionfo dell’ingegno sulla materia, “The Snow Show” vuole rinnovare la bellezza di uno scambio inedito invitando a ripensare la condizione precaria del nostro pianeta. Queste anche le finalità di Art Mont Blanc, Associazione nata per valorizzare e ampliare il patrimonio artistico e culturale di Courmayeur e della Valle d’Aosta sostenendo progetti d’arte e aprendo a contatti con artisti, curatori e fondazioni. L’Associazione si propone dunque di presentare Courmayeur come punto di riferimento di piu’ espressioni artistiche in un contesto internazionale stimolando la diffusione dell’arte del mondo giovanile e arricchendo la conoscenza artistico-letteraria attraverso mostre, performances, land art, workshop e incontri con artisti e scrittori.

Cal Guo-Qlang-Hadid 04 40x30 Anish Kapoor 02 70x50 Osmo-Asymptote 01 30x25 Tatsuo-Ando 01 70x50
© Lance Fung

The Snow Show – Architetture di ghiaccio – Piazza Brocherel,  Courmayeur